L'impatto ambientale

L'impatto ambientale

L’industria dell’acquacoltura norvegese è sempre alla ricerca di nuovi punti di riferimento nel campo della sostenibilità ambientale.

Una cattura responsabile del pesce selvatico utilizzato nei mangimi per i salmoni è un fattore importante nella riduzione dell’impatto sull’ambiente. Per garantire la sostenibilità, i produttori di mangime norvegesi richiedono che le materie prime che compongono i mangimi provengano da fonti basate su quote di pesca scientificamente regolamentate e non da aree di pesca illegali che sfruttano e impoveriscono gli stock di pesce selvatico.

Inoltre, i produttori di mangimi per salmoni si accertano di utilizzare solo specie non adatte o non richieste per il consumo umano. La maggior parte delle materie prime naturali marine che compongono i mangimi per salmoni, deriva da prodotti ittici secondari (tagli di scarto, teste, lische centrali, pelle) avanzati in altri settori ittici, o da pesce industriale (specie di piccole dimensioni con rapidi tempi di generazione e con molte lische, come l’anchoveta, o acciuga peruviana, e il melù, o potassolo).

L’acquacoltura del salmone è fra i metodi a maggiore efficienza di risorse nell’ambito della produzione alimentare, poiché i salmoni hanno un’efficienza doppia rispetto al maiale e al pollo, nel trasformare il mangime in energia e, infine, in carne per il consumo umano. Uno dei motivi della grande efficienza del salmone nell’utilizzo del mangime è che si tratta di un animale a sangue freddo, diversamente dal maiale e dal pollo, entrambi animali a sangue caldo. Il salmone non ha bisogno di immagazzinare altra energia per mantenere una temperatura corporea funzionale. Inoltre, il salmone non necessita di energia per rimanere in posizione verticale, in quanto è sostanzialmente privo di peso in acqua. Quindi, tutto il mangime serve per guadagnare peso e non viene disperso in produzione di energia.

Negli ultimi 30 anni, l’industria ha ridotto il volume di mangime necessario per allevare 1 kg di salmone norvegese del 15-20%, a soli 1,100 kg di mangime. Con il progredire delle tecniche di allevamento, in futuro i numeri continueranno a scendere.

L’istituto di Ricerca indipendente norvegese SINTEF ha condotto nel 2009 uno studio sull’impronta di carbonio e sull’uso di energia nei prodotti ittici norvegesi. La conclusione del lavoro è che il salmone norvegese è in una posizione concorrenziale rispetto alla produzione a terra dei prodotti di carne. Lo studio dichiara che l’impronta di carbonio del salmone norvegese allevato in mare, è pari a 2,9 kg all’uscita dall’allevamento. I numeri equivalenti per il manzo, il maiale e il pollo sono rispettivamente di: 29,98, 5,9 e 2,72 kg.

Uno studio analogo, condotto nel 2011 dal Environmental Working Group e Clean Metrics Corp., ha concluso anch’esso che il salmone allevato in mare è un’alternativa migliore rispetto all’agnello, al manzo e al maiale allevato negli USA.